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COMO - Chiesa di Sant'Abbondio

Pianta della chiesaLe origini della basilica romanica di Sant'Abbondio, significativo esempio d’architettura romanica lombarda e capolavoro dei maestri comacini, sono certamente paleocristiane e risalgono al V secolo. L’edificio infatti sorse al posto della chiesa paleocristiana intitolata ai SS. Pietro e Paolo, dove Amanzio, terzo Vescovo di Como, aveva portato le reliquie dei due apostoli.

Chiesa di Sant'AbbondioAd Amanzio succedette come vescovo Abbondio e la chiesa fu dedicata a lui dopo la sua morte.
Ora il perimetro della chiesa paleocristiana è segnato sull’attuale pavimento da fasce di marmo nero ed è dedicata al patrono della città, quarto vescovo di Como.

L’edificio fu cattedrale della città sino al 1013 quando questo titolo venne trasferito alla chiesa di Santa Maria Maggiore, poi demolita per far posto al Duomo. I monaci trasformarono l’edificio in organismo romanico e costruirono il secondo campanile prima del 1095, data della consacrazione da parte del papa Urbano II.

Decaduta l'abbazia, la chiesa subisce diversi interventi di restauro: i primi, nel 1500, ne alterano profondamente l'immagine medioevale che sarà restituita dai lavori dell'800 e dagli interventi del nostro secolo.
L’ultimo intervento di restauro, nel 2003, ha interessato gli affreschi dell’abside, minacciati da infiltrazioni d’acqua e inquinamento.

Portale d'ingresso con a fianco una delle colonne appartenenti al quadriporticoLa facciata è severa, scandita da lesene che posano su quattro colonne, che appartenevano al quadriportico a due piani aggiunto tra il XII e il XIV secolo e successivamente eliminato.
Notevoli risultano essere le sculture romaniche a bassorilievo che fregiano il portale. L’arco a tutto sesto romano poggia infatti su colonnine culminanti in due semicapitelli scolpiti a rilievo che recano due aquilotti angolari, posti frontalmente e con le ali spiegate, raffigurati insieme a una colomba e a una testa felina in pietra.

I campaniliDue campanili sono inseriti sui fianchi della chiesa incorniciando così l’abside centrale. Sono caratterizzati da due monofore, ornate da rilievi a motivi floreali, zoomorfi, geometrici e da una trifora.

Al fianco nord della basilica è addossato il Chiostro dell’Abbazia.


Fronte meridionale della chiesa Solo il fianco meridionale si offre alla vista nella successione delle tre fasce corrispondenti alle navate interne, scandite da monofore e coronate in alto da una cornice di archetti, unico elemento decorativo dei paramenti murari. Le ghiere delle monofore dell’ordine medio e superiore, realizzate con conci di pietra moltrasina alternati a tufo creano effetti di bicromia, così come le fughe orizzontali di archetti che spiccano su fasce di cotto rosso.
Le monofore che si trovano lungo il coro e nell'abside, contrariamente a quelle della navata laterale, sono contornate con un fregio riccamente scolpito nella pietra.

Vista della esterna della chiesa dall'absideL’abside fu l’ultima parte della chiesa ad essere costruita e risalirebbe al 1085, i campanili risalgono al IX secolo e al X (uno crollò nel 1749 e venne ricostruito nel XIX secolo).

Affiancato alla basilica, si trova il chiostro neoclassico del Tazzini: edificato su tre ordini, ha un solido porticato con pilastri ed archi nel piano terreno, mentre nel secondo livello, corrispondente al piano della chiesa, ha un loggiato con colonnine di granito e archi in cui la parte rinascimentale è riconoscibile nei lati sud ed est dalla pietra molera, molto in uso nel Cinquecento.

Navata principaleAll’interno la principale delle cinque navate, coperta da soffitto piano, è sorretta da alte colonne di conci con capitelli cubici smussati e termina con un vasto coro, il cui soffitto a volta è affrescato con un cielo stellato.
Le navate laterali sono divise da colonne, alcune monolitiche, di granito, meno una di cipollino, e coperte da soffitto a capriate. Il corridoio centrale ospita le sepolture con le lastre tombali dei Vescovi Comensi dopo il Cinquecento, fra cui citiamo quella del Cardinal Durini, ultimo Commendatario dell’Abbazia.

Affresco dell'abside
Nella zona absidale la decorazione pittorica gotica raggiunge la sua massima espressione nel grandioso aiclo di affreschi con le "Storie di Cristo", del cosiddetto Maestro di Sant’Abbondio, personalità artistica lombarda attiva nella prima metà del XIV secolo.


Particolare dell'affresco absidale Le Storie si svolgono in venti riquadri dell’alta parete attraverso sei ordini, conclusi in basso dai busti di Apostoli ed Evangelisti e scanditi da fasce ornamentali con figure di santi, profeti, personaggi biblici, Vescovi di Como, fantasiose immagini allegoriche, animali grotteschi.
I recenti restauri del ciclo absidale, con ripulitura e messa in salvaguardia degli affreschi, sono stati condotti e conclusi nel 2003 dalla Soprintendenza ai Beni Monumentali della Lombardia.

Gli affreschi parietali sono realizzati fra XIII e XV sec: sono romanici quelli più alti, con fascia di palmette in fregio al soffitto e con finte ghiere intorno alle finestre, mentre gotici trecenteschi quelli delle finte ghiere sopra gli archi.
Sulle pareti della tribuna ci sono affreschi poco leggibili e forse anteriori a quelli del coro: sono stati interpretati come miracoli votivi o più probabilmente raffiguranti le Storie di San Rubiano e le Storie di Sant’Adalberto entrambi vescovi comensi del VII secolo, sepolti qui nella basilica.

Durante i diversi lavori di restauro vennero riportati alla luce una serie d’affreschi della metà del Trecento. I principali riquadri rappresentano la vita di Cristo; nella volta, “Cristo tra Maria e Giovanni, Pietro e Paolo”, nelle lesene e nelle sottocolonne, “i Re, Profeti e Santi”.
Le due importanti tele in controfacciata ai lati dell’ingresso sono un Sant’Abbondio che risuscita il figlio del Regolo, del XVII secolo, attribuita a Giovan Battista Recchi e un’ Assunta attribuita a G.Battista Crespi detto Il Cerano.
Nella navatella sinistra si trova un affresco settecentesco acquisito da Sant’Abbondio con donazione privata del conte L. Carminati: è un antico lacerto strappato dalle Case di Gorla Minore e rappresenta una Pietà con Deposizione dalla Croce.

 

Pianta della chiesa tratta da: F. De Dartein, Etude sur l’architecture lombarde, Novindustria, Como, 1863




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