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VERTEMATE CON MINOPRIO - Abbazia di San Giovanni

Pianta dell'abbazia
L’Abbazia di Vertemate sorge su di un insediamento monastico del 1084 intitolato a Santa Croce.
L'edifico venne poi sostituito dall'abbazia dell'XI secolo, immersa nel verde e che risente dell'influenza cluniacense, anche a cauda del monaco Gerardo da Cluny che volle la costruzione dell'edificio.

Nel XIV secolo il complesso monastico andò in rovina anche a causa della soppressione del 1797; nel XIX secolo l'edificio venne acquistato da privati che ne curarono il restauro.

Dell'antica abbazia rimane la struttura romanica a tre navate e affreschi (databili al 1350-1370) attribuiti a un anonimo maestro lombardo.
Abbazia Esternamente si hanno, in corrispondenza degli archi e nella parte anteriore della chiesa, dei contrafforti.
Il tiburio attuale è in larga parte ricostruito ed ha forma poligonale.
In origine, all'incrocio del transetto, era situata una torre ottagonale con cupola.
La facciata, in cui si nota la diversa altezza delle nvate minori, doveva essere preceduta da un portico.

La copertura è in parte a capriate, in parte con volte a crociera, nelle navate laterali, mentre il coro e i bracci sono caratterizzati da volte a botte.
La decorazione architettonica interna è rappresentata dalle semicolonne dell'abside che la dividono in tre parti.

Gli affreschi presenti ruproducono, nel catino absidale, l'"Incoronazione della Vergine con angeli e santi", sulla parete di sinistra si hanno "Cristo in pietà tra angeli piangenti" e "Storie della vita di San Benedetto".
Nell'abside maggiore si hanno affreschi del XV secolo rovinati a causa dell'avanzato stato di degrado.
Nella volta sono raffigurati "Sant'Ambrogio", "Sant'Agostino", "San Girolamo" e "San Gregorio Magno".

Negli anni più recenti ha conosciuto periodi di grande trascuratezza, ma è stato restaurato ed il monastero, fino a poco tempo fa, era abitato dai frati della SS. Trinità che si dedicavan
o ad attività artistiche, quali il restauro di vecchi libri.

 

Pianta della chiesa tratta da: M.. Magni, Architettura romanica comasca, Casa editrice Ceschina, Milano, 1960




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